2022, installazione (archi per tende da campeggio, tenda, corda e moschettoni da arrampicata, monitor, foto digitale a infrarossi)
Il progetto fa parte di una ricerca che approfondisce il rapporto tra la rappresentazione del paesaggio e la sua post-produzione e rappresentazione digitale. Ad essere protagonista è il cliché fotografico, che qui si manifesta attraverso l’utilizzo di tonalità considerate romantiche e oggetti di uso comune. Gli elementi presenti infatti sono comunemente utilizzati nell’approccio umano alla natura, come nel caso dell’arrampicata e del bivacco, che perdono qui la loro funzione primaria, oltre che la forma, per diventare segni grafici estetizzanti.
L’immagine contenuta nel monitor è scattata in infrarossi, tecnica che permette di tagliare i raggi solari tranne le frequenze infrarossi, appunto, restituendo delle tonalità alterate, agendo attraverso una particolare rifrazione al verde delle foglie, rappresentando un dettaglio comune di una porzione di paesaggio.
La tenda appesa richiama ad un ambiente domestico, controllato e gestito, sostituendo la tenda da campeggio e presenta un gradiente che richiama i toni dell’alba che funge da filtro visivo fisico all’installazione. Ne risulta una composizione di paesaggio fasullo, con elementi riconoscibili ma straniante nelle sue tonalità tra il rosa e il celeste, come se il tutto fosse post prodotto digitalmente in tempo indefinito tra alba e tramonto.
Il titolo dalla forma volutamente poetica richiama alla dimensione del Romanticismo e alla ricerca del sublime che oggi cambia i i suoi connotati, la sosta è un momento di riflessione, ma è anche un termine dell’arrampicata che prevede un insieme di punti di ancoraggio tra loro opportunamente collegati; le luci visibili, infine, sono un riferimento alle luci dell’alba ma anche, appunto, alla luce infrarossa, che è quella che precede immediatamente lo spettro visibile dall’occhio umano.